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Mediamorfosi 2.0. Contributi alle lingue dell’arterità Act01.
Between the images, experiences and contexts…
a cura di Gabriele Perretta.
Per troppo tempo l’universo mediale è stata la materia della sociologia della comunicazione dell’arte, - a partire da se stesso - leggibile solo in termini di estetica sociale e di puro pensiero autoreferenziale. Act01. Between the images, experiences and contexts… mette alla prova un approccio storico-critico e curatoriale alternativo, dove l’attenzione va all’altra faccia dello specchio, al rovescio empirico e reale della pratica mediale. Il pensiero mediale “all’opera” non è un’appendice alla dottrina o all’ambito dei sistemi del fare artistico, ma una vocazione precoce che avendo seguito le sue strade si è sviluppata molto prima che si potessero concentrare o si potessero esaurire le attitudini della ricerca dei singoli artisti coinvolti. Si tratta allora di ricostruire il pedigree autenticamente artistico di una posizione di ricerca, di tracciare i diversi diagrammi delle forze in gioco e le ragioni concrete di una pratica a più voci che, attraverso l’arte dell’ultimo ventennio del ‘900 [fino ai giorni nostri], ha sviluppato le diverse forme di “attività mediale”, stimando il nuovo spazio della critica, consolidatosi in questi ultimi anni, in conflitto con il regime curatoriale della società dello spettacolo e ripercorrendo attraverso l’esposizione videografica, le avventure e le occupazioni linguistiche della ricca comunità degli artisti, soffermandosi ad approfondire problemi di storia generale come la nascita e lo sviluppo di nuove tecnologie,l’imporsi di fenomeni di gusto e di costume come la video arte e quant’altro! Act01 si propone di riportare in luce, documenti, opere e materiali digitali, quel vivo groviglio di tensioni, confronti, opposizioni semiotiche che fece ed ha fatto della cultura del medialismo l’affascinante scenografia per la pratica attuale, e che ha avuto uno dei suoi frutti più maturi nell’attuale “azione artistica mediale diffusa”. Di questo orizzonte si è tentato di raccogliere i vari contributi che risalgono ad una frequentazione storica del mediale e della sua attualità: tutta una geografia in espansione fatta di storie diverse, di linguaggi e pratiche in forme “video” e “installative” differenti, di quotidianità di esperienze chiamate a infondere nuova vita in opere di immediata attualità, che un brillante destino critico - in tempi non sospetti – ha finito per scorporare dal contesto più viziato. Di conseguenza, soltanto ora sarà possibile tornare sui motivi più controversi della proposta critica del mediale, la cognizione del materiale iconografico diffuso, la questione stessa dell’espressivo sottratto al lirismo, forti di uno sguardo più equilibrato e più maturo. La pratica mediale in tutte le sue video-azioni è il nodo che tesse la trama discontinua e problematica di queste opere. Si tratta di una nozione attualmente al centro di un radicale cambiamento,perché essa non è assunta da un soggetto egemone ma da singolarità decentrate che prendono forma in relazione all’arterità, esponendosi all’evento dell’altro. Arterità e responsabilità mediale, divenute questioni cardini della nostra contemporaneità, si configurano perciò in termini non univoci: la relazione all’altro in rete e nella cultura della rete è molteplice e l’arterità non ha solo i contorni definiti di una trascendenza verticale, ma quelli molteplici, sfumati e mobili di numerose immanenze orizzontali. La pratica mediale non è più ricercata/trovata nel solo contesto del reciproco riconoscimento, segnato troppo spesso dalla logica del dominio mass-mediatico e dalla morale del debito, ma si colora dei toni dell’asimmetria, dell’anacronia e del disequilibrio orientata ad un’etica del dono. Nella polifonia delle voci che compongono Mediamorfosi 2.0. Contributi alle lingue dell’arterità. Act01. Between the images, experiences and contexts… risuona dunque anche il legame tra la pratica mediale e la reazione al vissuto mediologico, espressa o meno ma sempre data, anche quando viene rifiutata, all’altro, anonimo e indifferente o singolare e insostituibile, ma anche e soprattutto alla pratica del pensiero. La mostra si propone di condurre il fruitore lungo i percorsi più significativi che tali domande hanno aperto all’arte, di interrogare tra gli emergenti le voci più feconde e di indicare quali frammenti poetici sono ancora attuali e destinati ad entrare nella rete delle reti. Act01 esamina il concetto di mutamento nella storia dell’arte mediale attuale cercando di scattare una foto di gruppo su un’area work in progress. Act01 usa l’immediatezza dei media veloci per ricondurre il discorso tra video sfera e cybersfera. Come ha fatto Internet a svilupparsi tanto negli ultimi dieci anni, senza alcuna direzione ed alcun coordinamento? Che cosa succede quando centinaia di milioni di persone hanno a disposizione una grande infrastruttura di comunicazione per scambiarsi conoscenza e organizzarsi tra loro? La tecnologia ci ha trasformati in cittadini che vivono in un doppio sistema di regole, quello del modo di essere pubblico e quello dello spazio condiviso della società digitale. Oltre un miliardo di individui connessi tra loro stanno rapidamente delineando nuovi equilibri globali e una vera metamorfosi del sistema dei valori, idee, identità culturali, politiche, sociali. Con alcune costanti che ci permettono di intuire la direzione che stiamo prendendo. Ormai da più di qualche decennio, l’arte contemporanea, direttamente o indirettamente, per poter sopravvivere è costretta a chiedersi:” Quali sono stati i fattori che hanno rivoluzionato l’infotainment? E quali saranno le conseguenze dei profondi cambiamenti che hanno portato fra l’altro Internet a divenire republic.com? Negli ultimi trent’anni si è assistito a una straordinaria accelerazione nell’uso, nell’offerta e nella richiesta di strumenti telematici, di comunicazione di dati, di comunicazione trasmessa e integrata in rete che ha effettivamente determinato l’ambiente surnaturale del medialismo! Il primo effettivo punto su cui si basa la verifica della rivoluzione mediale è data dal fatto che la moderna società sta diventando una società delle reti (TCP/IP) e quindi una tale struttura condiziona direttamente o indirettamente la disposizione stessa della pratica artistica ed estetica mediale. Insomma se ieri, per Hegel, l’arte non era più grazie alla trasformazione delle condizioni storiche post neo-classiche e se per Jean Gimpel l’arte non si mostrò più la stessa dopo l’avvento e l’affermazione della televisione, l’arte contemporanea (web o non web, net o internet …), direttamente mediale o indirettamente im/mediata o im-mediale, non è più la stessa dopo che le sfere della comunicazione, dopo che le culture dell’ICT o il desk viewing o il couch viewing si sono allacciate alle politiche del teleputer e del consumer. Aspettando che arrivi un interfaccia sufficientemente comprensiva (o onnicomprensiva) dobbiamo ammettere che stiamo imparando tutti a praticare le gioie e le delizie del medialismo. Nell’era di Internet e del social network cosa bisognerebbe fare: si possono distruggere le radio e le televisioni e si possono bruciare i libri e i giornali? Oppure esistono altre soluzioni, che consentano di muovere dal piano della negatività e del rifiuto al piano della costruttività e dell’azione? Act01. Between the images, experiences and contexts … mostra praticamente le forme, le immagini, le esperienze e soprattutto i “contesti”, che permettono all’arte contemporanea di autogestire il discorso tramite e attraverso l’informazione e la comunicazione e con un esplicito riferimento all’area storico-critica del medialismo e della sua grande espansione (a partire dagli ultimi due decenni del ‘900) la mostra ci fornisce le prove di come usarli e convivere con i tratti più radicali della mediamorfosi. Act01 cerca di farlo con chiarezza, concisione, precisione e decostruzione. Infatti Act01 accompagna all’analisi dei mass-media, un uso costruttivo del media, adoperando una proposta concreta, umanamente dissimulata e poeticamente efficiente, proponendo delle alternative possibili e delle sfere di social content apertamente avvicendabili. Act01 non si limita, com’è di tanta stampa sull’argomento, a descrivere una degenerazione o, come capita, ad esaltarla, ne, come molta stampa negativista a disquisire criticamente secondo una tradizione idealista e intellettuale soddisfatta dal puro momento di una critica raffinata sui sacri testi. La critica di Act01 è trasparente, si basa sull’esperienza stessa che gli artisti hanno ritrovato nella ricerca e nella sperimentazione, essa è tesa al raggiungimento del massimo di confronto e di semplicità (e dunque già di medialità non mistificata), ed è indistinguibile dalle sue proposte, che vengono espresse non solo in termini teorici, ma anche in termini tecnici, secondo i modi di un manuale pronto all’uso, modello che alcuni da tempo propugnano senza però essere mai riusciti a realizzarlo, o aver voluto veramente farlo.
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